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Matteo ha ventitré anni, vive a Messina e la sua vita ha il ritmo sincopato di un elettroencefalogramma difettoso. Convivere con un'epilessia resistente significa abitare un corpo traditore: niente patente, lavori ordinari preclusi, il terrore costante di svenire sul tram tra gli sguardi infastiditi della gente, e una vita misurata a consegne in bicicletta da rider per rincorrere una parvenza di normalità. Nel limbo che precede ogni crisi - l'aura - Matteo non trova l'armonia mistica raccontata da Dostoevskij, ma un terrore cieco, e subito dopo, l'apparizione di una strana e placida luce arancione. Diviso tra il cinismo del vecchio, libraio che lo sprona a scrivere senza vittimismi, la leggerezza di ramona, le provocazioni alcoliche del bar di Ferruccio e le confessioni senza risposta con padre Gennaro, Matteo cerca una crepa in cui dare dignità alla propria sofferenza. L'incontro con Sara, una ragazza segnata da un lutto familiare legato alla stessa patologia, farà crollare le sue ultime difese, costringendolo a spogliarsi di ogni retorica, ma proprio quando sembra aver trovato un equilibrio, la malattia torna a ricordargli che nessuna conquista è definitiva.
Il libro racconta cosa significa abitare un 'corpo traditore' nella quotidianità, senza cadere nel pietismo. Anzi, c'è molta vita vera: il cinismo di un vecchio libraio che lo spinge a scrivere, gli amici del bar, e l'incontro con una ragazza, Sara, che scardina tutte le sue difese. È un romanzo potente che dà finalmente voce e dignità a una sofferenza invisibile.